Il Cammino di Le Puy

La Via Podense: la grande avventura di un giovane uomo
Dal cuore della Francia verso Saint-Jean-Pied-de-Port
Il Cammino di Le Puy o Via Podense, da Le Puy-en-Velay a Saint-Jean-Pied-de-Port

Fratelli e Sorelle,

che cosa può significare, per un ragazzo del nostro tempo, decidere di lasciare per un periodo la comodità della propria vita e mettersi in cammino per centinaia di chilometri, con uno zaino sulle spalle, un paio di scarponi ai piedi e davanti a sé soltanto una strada?

È una domanda che merita di essere posta soprattutto oggi, in un'epoca nella quale tutto sembra essere immediatamente disponibile. Viviamo circondati da telefoni, connessioni, automobili, navigazione satellitare, consegne a domicilio e comunicazioni che raggiungono qualsiasi parte del mondo in pochi secondi. Abbiamo imparato a spostarci rapidamente, ma forse abbiamo dimenticato il significato del semplice camminare.

Il Cammino di Le Puy, conosciuto come Via Podense, propone esattamente l'opposto della fretta. È un viaggio nel quale non conta arrivare rapidamente, ma arrivare comprendendo qualcosa in più di sé stessi.

Il percorso parte da Le Puy-en-Velay e attraversa la Francia interna fino a Saint-Jean-Pied-de-Port, alle soglie dei Pirenei. Il cammino è articolato in venti tappe e rappresenta una delle grandi vie storiche che conducono verso Santiago de Compostela.

Ma per un giovane uomo il significato di un'avventura simile va molto oltre la geografia.

La prima lezione: partire

La parte più difficile di un grande viaggio non è necessariamente percorrere la distanza. Spesso è decidere di partire.

Partire significa lasciare, almeno temporaneamente, ciò che conosciamo. Significa accettare di non avere tutto sotto controllo. Significa mettere nello zaino soltanto ciò che è realmente necessario e scoprire quanto poco, in realtà, serve all'uomo per vivere una giornata.

Un ragazzo abituato ad avere a disposizione un armadio pieno di vestiti, una cucina, un letto comodo, una connessione permanente e uno smartphone capace di risolvere ogni dubbio, sul Cammino scopre una realtà diversa.

Lo zaino pesa.

Gli scarponi fanno male.

La strada sale.

La pioggia arriva quando non la vorresti.

E qualche volta il corpo chiede semplicemente di fermarsi.

È proprio allora che comincia il vero viaggio.

Non è la strada a chiederti chi sei.
È la fatica che ti costringe a scoprirlo.

Quando il telefono non basta più

C'è un momento, durante un cammino lungo, nel quale la tecnologia perde progressivamente il suo potere.

Il telefono può indicarti la direzione, ma non può camminare al posto tuo. Può fotografare un paesaggio, ma non può provare la stanchezza che senti nelle gambe. Può permetterti di parlare con chi è lontano, ma non può sostituire la persona che in quel momento cammina accanto a te.

E soprattutto non può rispondere alle domande che cominciano ad apparire quando il rumore del mondo diminuisce.

Dove sto andando?

Che cosa voglio veramente dalla mia vita?

Quali sono le cose che contano davvero?

Sono domande semplici, ma spesso difficili da ascoltare nella vita quotidiana.

Sul Cammino, invece, diventano compagne di viaggio.

Venti tappe, venti occasioni per conoscersi

VentI tappe possono sembrare, viste da lontano, soltanto una successione di numeri e località. In realtà ogni tappa ha una propria fatica, un proprio paesaggio, una propria atmosfera e una propria memoria.

Partire da Le Puy-en-Velay significa iniziare con entusiasmo. Poi arrivano i primi chilometri, i primi dislivelli, le prime giornate nelle quali il corpo deve imparare il ritmo del viaggio.

Dopo qualche giorno qualcosa cambia.

Non si cammina più soltanto per raggiungere la destinazione successiva. Si comincia a vivere secondo il ritmo della strada.

Ci si alza, si prepara lo zaino, si parte. Si cammina. Si osserva. Si mangia. Si riposa. Il giorno seguente si ricomincia.

Una semplicità quasi dimenticata dalla nostra epoca.

E proprio questa semplicità può diventare una forma di ricchezza.

La fatica non è una nemica

Un giovane che affronta un percorso del genere scopre una verità che la vita moderna tende spesso a nascondere: la fatica non è necessariamente una sconfitta.

La fatica può essere una maestra.

Insegna a dosare le proprie forze. Insegna a non sprecare energie. Insegna a conoscere i propri limiti. E insegna anche una cosa ancora più importante: il limite non è sempre il punto nel quale bisogna arrendersi.

Talvolta è semplicemente il punto dal quale bisogna imparare a procedere diversamente.

Un giorno si cammina più lentamente. Un altro giorno si parte prima. Qualche volta ci si ferma. E il giorno successivo si riparte.

Anche questa è disciplina.

Imparare a stare con gli altri

Un'altra grande lezione del Cammino è l'incontro.

La strada mette accanto persone diverse per età, nazionalità, cultura, professione e carattere.

Per qualche ora possono camminare insieme un ragazzo appena uscito dalla scuola, un lavoratore, una persona anziana, un pellegrino esperto o qualcuno che ha deciso di partire proprio perché sta attraversando un momento importante della propria vita.

Sul Cammino le differenze sociali diventano meno importanti.

Quando si ha uno zaino sulle spalle e si percorre la stessa strada, l'essenziale diventa più evidente.

Una parola gentile può valere più di una lunga conversazione. Un aiuto dato a chi è stanco può essere ricordato per anni. Un semplice saluto può diventare l'inizio di un'amicizia.

Il coraggio di essere soli

Ma il Cammino insegna anche a stare soli.

Non è una solitudine triste. È uno spazio nel quale una persona può finalmente ascoltare i propri pensieri senza doverli riempire continuamente di rumore.

Per un ragazzo moderno questa può essere una delle esperienze più profonde.

Essere soli per alcune ore, camminare davanti a un paesaggio che cambia, sentire soltanto il rumore dei propri passi e del vento significa incontrare una parte di sé che nella vita quotidiana rimane spesso nascosta.

Non bisogna avere paura di quel silenzio.

Nel silenzio, spesso, cominciano le risposte.

Il significato della meta

Saint-Jean-Pied-de-Port rappresenta una meta importante del percorso, ma il vero significato del Cammino non è soltanto raggiungere un punto sulla carta.

Quando finalmente si arriva, ciò che conta non è soltanto poter dire “sono arrivato”.

Conta poter dire: “sono partito in un modo e sono tornato in un altro”.

Forse non cambia tutto. Forse i problemi della vita sono ancora lì. Forse il mondo continua a essere esattamente quello che era prima della partenza.

Ma qualcosa può essere cambiato dentro colui che ha camminato.

Può aver imparato ad avere più pazienza. Può aver scoperto di possedere una forza che non conosceva. Può aver capito che molte delle cose che considerava indispensabili non lo sono affatto.

Può aver imparato che chiedere aiuto non è debolezza. Che aiutare gli altri non è perdita di tempo. Che mantenere una promessa fatta a sé stessi ha un valore immenso.

Un'avventura per il giovane di oggi

E allora, che cosa significa davvero intraprendere una simile avventura per un ragazzo moderno?

Significa avere il coraggio di uscire, almeno per un periodo, dalla propria zona di comfort.

Significa accettare che non tutto possa essere programmato.

Significa scoprire che il proprio corpo è capace di molto più di quanto si pensasse.

Significa imparare che la libertà non consiste nell'avere tutto, ma qualche volta nel riuscire a portare con sé soltanto l'essenziale.

Significa anche comprendere che la vita non è una corsa continua verso il prossimo obiettivo.

A volte è necessario fermarsi.

Guardarsi intorno.

Respirare.

E poi ripartire.

Il Cammino non promette una vita più facile.
Insegna a diventare più forti per affrontarla.

Un cammino che parla ancora all'uomo

Da secoli uomini e donne hanno percorso strade di pellegrinaggio attraversando montagne, villaggi, ponti, boschi e città. Cambiano gli abiti, cambiano i mezzi di trasporto, cambiano le tecnologie e cambiano le generazioni.

Ma alcune domande restano le stesse.

Chi sono? Dove sto andando? Che cosa desidero lasciare dietro di me? Che cosa voglio portare con me?

È forse per questo che il Cammino continua ad attirare uomini e donne anche nel mondo moderno.

Perché la strada è antica, ma le domande che pone sono eternamente attuali.

Un giovane che decide di affrontare la Via Podense non compie soltanto un viaggio attraverso la Francia.

Compie un viaggio attraverso sé stesso.

E forse, alla fine, comprende che la vera conquista non consiste nell'aver percorso venti tappe, né nell'aver raggiunto una determinata località.

La vera conquista consiste nell'aver imparato a proseguire quando la strada diventa difficile.

Il Cammino non cambia il mondo.
Può però cambiare l'uomo che lo percorre.

E un uomo cambiato può guardare il mondo
con occhi completamente nuovi.
✠ Fr. Templare Alberto Zampolli
Non nobis Domine, non nobis,
sed Nomini tuo da Gloriam