Questo documento ricostruisce una tradizione storica specifica — quella su cui si fondano gli ordini neotemplari moderni, incluso l'O.S.M.T.J. — relativa alla presunta sopravvivenza clandestina dell'Ordine del Tempio dopo la soppressione del 1312 e il rogo di Jacques de Molay nel 1314, fino alla sua riemersione pubblica nel Settecento. È importante essere chiari fin da subito su un punto: questa tradizione non è accettata come fatto storico provato dalla storiografia accademica, che considera l'Ordine medievale definitivamente estinto nel 1312-1314. Il documento che segue espone quindi la tradizione così come viene tramandata e rivendicata dagli ordini che se ne dichiarano eredi, distinguendola chiaramente, dove necessario, dal giudizio degli storici accademici.
Con l'esecuzione di Jacques de Molay, l'Ordine cessò di esistere come istituzione pubblica e giuridicamente riconosciuta. Ma secondo la tradizione templare successiva, prima di morire Molay non avrebbe lasciato l'Ordine senza guida: avrebbe segretamente trasmesso la carica di Gran Maestro a un cavaliere sfuggito alla cattura, Jean-Marc Larmenius, affinché l'Ordine sopravvivesse in clandestinità, in attesa di tempi più favorevoli.
Il documento su cui si fonda l'intera tradizione di continuità è la cosiddetta Charte de Larmenius (o Carta Transmissionis), un manoscritto in latino cifrato, datato internamente al febbraio 1324, in cui lo stesso Larmenius — dichiarandosi ormai troppo anziano e povero per continuare a reggere l'Ordine — trasferisce la carica di Gran Maestro a un successore, Francois Théobald d'Alexandrie, priore templare rimasto in Egitto.
Alla Charte è annessa una lunga lista di ventidue Gran Maestri che si sarebbero succeduti, in segreto, dal 1314 fino agli inizi dell'Ottocento — tra cui, secondo diverse versioni della lista, alcuni nomi di rilievo della nobiltà francese, incluso, in una posizione chiave, quello di un principe del sangue reale: Philippe II, duca d'Orléans.
Secondo la tradizione, fu proprio Philippe II d'Orléans — nipote di Luigi XIV, e destinato a diventare pochi anni dopo Reggente di Francia durante la minorità di Luigi XV — a essere eletto Gran Maestro dell'Ordine in un Convento Generale tenutosi a Versailles. È qui che si concentra la questione delle date che vale la pena di chiarire con precisione:
Con questo atto, secondo la tradizione, l'Ordine templare sarebbe uscito per la prima volta dall'ombra dopo quasi quattro secoli di clandestinità — pur restando, per ovvie ragioni di prudenza politica e religiosa, un'organizzazione riservata e non pubblica nel senso moderno del termine.
Il periodo tra la fine del Seicento e i primi del Settecento fu, in Francia, un momento di grande fermento per le società iniziatiche, le accademie segrete e i circoli aristocratici interessati all'esoterismo, alla cavalleria simbolica e alle tradizioni ereditate (reali o presunte) dal Medioevo. Philippe d'Orléans, figura di raffinata cultura, appassionato di scienze, alchimia e società segrete, rappresentava per la tradizione templare il profilo ideale: un principe di sangue reale, abbastanza potente da poter proteggere l'Ordine, e abbastanza colto e curioso da esserne attratto.
È significativo, secondo chi sostiene questa tradizione, che la riemersione templare abbia preceduto di alcuni anni la nascita ufficiale della Massoneria speculativa moderna, fondata a Londra nel 1717 con la costituzione della Gran Loggia — un dettaglio che la tradizione templare cita spesso per sottolineare come il proprio percorso sia storicamente e concettualmente distinto (e anteriore) rispetto a quello massonico, pur essendo maturato nello stesso milieu culturale francese e inglese di fine Seicento.
Per tutto il XVIII secolo l'Ordine, secondo questa ricostruzione, avrebbe continuato a esistere in forma riservata, trasmesso di Gran Maestro in Gran Maestro secondo la lista allegata alla Charte. La svolta verso una presenza pubblica e istituzionale arrivò nel 1804, quando un medico francese, Bernard-Raymond Fabré-Palaprat, rese pubblica per la prima volta la Charte de Larmenius e si dichiarò legittimo Gran Maestro dell'Ordine, fondando quello che divenne noto come Ordre du Temple.
L'anno seguente, nel 1805, secondo la tradizione l'Ordine avrebbe ricevuto persino un riconoscimento simbolico da parte di Napoleone Bonaparte, che ne avrebbe permesso una parata e una cerimonia pubblica a Parigi — un episodio che i sostenitori della continuità citano come primo riconoscimento "laico" di rilievo dell'Ordine rinato.
Da questo nucleo ottocentesco, nel corso del XIX e XX secolo, si svilupparono diverse diramazioni e riorganizzazioni dell'Ordine, tra cui:
È doveroso, in un documento che si vuole "ben studiato", riportare anche il punto di vista degli storici professionisti, che sul valore probatorio della Charte de Larmenius sono in larghissima parte concordi:
Va detto, per completezza e correttezza, che negli ultimi anni alcuni ricercatori indipendenti hanno pubblicato analisi che rimettono parzialmente in discussione il consenso storiografico tradizionale, sostenendo — su base paleografica e attraverso il confronto delle firme apposte al documento — che il testo potrebbe essere autentico o comunque anteriore al 1804. Si tratta però, ad oggi, di posizioni minoritarie rispetto al giudizio prevalente nel mondo accademico.
La tradizione del ritorno dell'Ordine attraverso Philippe d'Orléans si articola in tre momenti chiave, secondo il racconto tramandato dagli ordini neotemplari:
Resta, come per gran parte della storia templare successiva al 1314, un territorio in cui tradizione tramandata e ricostruzione storiografica documentata non sempre coincidono — ed è proprio questa tensione, tra il racconto che un Ordine fa di sé stesso e ciò che le fonti indipendenti possono confermare, a rendere la vicenda templare, quasi settecento anni dopo Hattin, ancora oggi oggetto di studio e di dibattito.