ORDRE SOUVERAIN ET MILITAIRE DU TEMPLE DE JÉRUSALEM · O.S.M.T.J.

Le Tre Piramidi di Montevecchia

Le stelle, la pietra e il mistero — una ricerca tra preistoria, paesaggio e simbolismo

LE TRE PIRAMIDI DI MONTEVECCHIA

Fratelli e Sorelle,

ma Montevecchia custodisce un altro mistero.

Un mistero che non appartiene direttamente alla storia medievale del Tempio e che, proprio per questo, dobbiamo avvicinare con ancora maggiore prudenza.

Ai piedi e nei dintorni del colle, nel territorio del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, sorgono tre formazioni collinari comunemente conosciute come le Tre Piramidi di Montevecchia.

La loro forma particolare è nota da tempo, ma la loro interpretazione ha dato origine, soprattutto negli ultimi decenni, a una discussione ancora aperta.

Secondo la teoria elaborata dall’architetto Vincenzo Di Gregorio, e secondo noi. non si tratterebbe semplicemente di rilievi naturali, ma di colline naturali che sarebbero state modellate dall’uomo in epoca preistorica, probabilmente durante il Neolitico. La teoria propone inoltre una particolare relazione geometrica e astronomica fra le tre colline e le tre stelle della Cintura di Orione. (Storico)

Non dobbiamo però trasformare questa teoria in una certezza archeologica.

Non abbiamo il diritto di dire che le tre piramidi siano certamente opere umane.

Non abbiamo il diritto di attribuirle ai Celti.

Non abbiamo il diritto di attribuirle agli Egizi.

E, soprattutto, non abbiamo alcun documento che consenta di collegarle direttamente ai Templari medievali.

La prudenza è necessaria.

Ma la prudenza non significa disinteresse.

Significa, al contrario, saper riconoscere quando un mistero merita di essere studiato.

XXIV. LE STELLE E LA PIETRA

Secondo l’interpretazione proposta da Di Gregorio, le tre colline presenterebbero una disposizione confrontabile con le tre stelle della Cintura di Orione: Alnitak, Alnilam e Mintaka.

È una suggestione potente.

Tre rilievi sulla terra.

Tre stelle nel cielo.

Una geometria che, secondo l’ipotesi, non sarebbe casuale.

La questione appartiene all’archeoastronomia e alla preistoria, non alla storia documentata dell’Ordine del Tempio.

Eppure essa introduce una riflessione che, per un Cavaliere, non può essere ignorata.

Perché il Cavaliere medievale viveva in un mondo nel quale cielo e terra non erano realtà separate.

Le stelle erano orientamento.

Il Sole era misura del tempo.

La Luna regolava i calendari.

L’orizzonte indicava la direzione.

Le montagne erano riferimenti.

Le strade seguivano il territorio.

E l’uomo guardava il cielo per comprendere la propria posizione nel mondo.

Montevecchia sembra dunque riproporre, in forme completamente diverse e in un’epoca immensamente precedente al Tempio, una domanda antichissima:

perché l’uomo ha sempre cercato di mettere in relazione la terra e il cielo?

XXV. TRE COLLINE, TRE STELLE

Se l’ipotesi della disposizione astronomica delle tre piramidi fosse confermata da ulteriori ricerche archeologiche e scientifiche, ci troveremmo davanti a una testimonianza straordinaria della capacità delle comunità preistoriche di osservare il cielo e trasformare il territorio secondo una concezione simbolica dello spazio.

Ma anche se ulteriori studi dovessero dimostrare che la forma delle colline è esclusivamente il risultato di fenomeni naturali e delle successive attività agricole, il luogo non perderebbe il proprio fascino.

Perché la storia di Montevecchia non dipende dalla necessità di possedere un mistero.

Il mistero esiste già.

È il rapporto dell’uomo con il paesaggio.

È il rapporto dell’uomo con il cielo.

È la domanda su ciò che uomini vissuti migliaia di anni fa videro quando alzarono gli occhi verso le stelle.

E soprattutto è la domanda su ciò che decisero di lasciare sulla terra.

XXVI. ORIONE E IL VIAGGIO DELL’UOMO

La tradizione astronomica dell’antico Egitto attribuiva a Orione un’importanza religiosa particolare, associandolo a Osiride.

Ma questo non significa che le tre piramidi di Montevecchia siano egiziane.

Non significa che gli Egizi siano arrivati in Brianza.

Non significa che esista un collegamento storico tra Giza e Montevecchia.

E non significa, certamente, che i Templari abbiano costruito o utilizzato quelle colline.

Sono affermazioni che non possiamo sostenere.

Possiamo però osservare un fatto molto più universale.

Da sempre l’uomo guarda il cielo per interrogare il destino.

Da sempre costruisce simboli.

Da sempre cerca un ordine.

Da sempre tenta di dare un significato al viaggio della vita.

E qui, ancora una volta, il simbolismo del Tempio può incontrare Montevecchia.

Non nella cronologia.

Non nella documentazione.

Ma nella domanda spirituale.

XXVII. LA COLLINA DELLA VEDETTA E LE STELLE

Ed ecco che Montevecchia diventa ancora più singolare.

In alto abbiamo il Colle della Vedetta.

Una collina dalla quale, secondo la tradizione locale, si domina un panorama vastissimo.

Sul colle sorge il Santuario della Beata Vergine del Carmelo.

La tradizione storica locale collega la sommità alla funzione di osservazione e ricorda l’antica presenza di una chiesa dedicata a San Giovanni Battista già nel XIII secolo. (Santuario di Montevecchia)

Più lontano, nel paesaggio del Parco del Curone, abbiamo le tre formazioni chiamate Piramidi di Montevecchia.

E sopra tutto questo abbiamo il cielo.

La vedetta.

La collina.

La piramide.

La stella.

La terra.

Il cielo.

Sono immagini che sembrano comporre una grande mappa simbolica.

Ma dobbiamo ricordare:

una mappa simbolica non è una prova storica.

Ed è proprio questa distinzione che dobbiamo conservare.

XXVIII. IL TEMPIO E IL MISTERO

Che cosa hanno a che vedere, dunque, le tre piramidi con i Templari?

Storicamente, allo stato attuale delle nostre conoscenze, nulla di dimostrato.

E questa frase deve essere pronunciata con chiarezza.

Ma simbolicamente possono insegnarci qualcosa.

Il Cavaliere non deve avere paura del mistero.

Deve avere paura della falsa certezza.

Il mistero invita alla ricerca.

La falsa certezza chiude la ricerca.

Il mistero dice:

“Non so ancora.”

La falsa certezza dice:

“So, anche se non ho le prove.”

Tra queste due posizioni passa una delle differenze fondamentali fra il ricercatore e il propagatore di leggende.

Noi scegliamo la prima.

Non sappiamo ancora.

E quindi continuiamo a cercare.

XXIX. LE PIETRE CHE NON PARLANO

Le tre piramidi non ci hanno lasciato pergamene.

Non ci hanno lasciato stemmi.

Non ci hanno lasciato croci templari.

Non ci hanno lasciato nomi di Cavalieri.

Non ci hanno lasciato date.

Ci hanno lasciato una forma.

E forse anche questo è un documento.

Non un documento scritto.

Un documento del paesaggio.

Un documento che deve essere letto con gli strumenti dell’archeologia, della geologia, della topografia, dell’archeoastronomia e della storia.

Ecco perché non dobbiamo decidere in anticipo quale sia la risposta.

Dobbiamo lasciare parlare le pietre.

XXX. LA GRANDE DOMANDA

Fratelli,

immaginiamo per un momento un uomo vissuto migliaia di anni prima della nascita di Cristo.

Sale su una collina.

Guarda verso est.

Vede sorgere le stelle.

Osserva il movimento del Sole.

Guarda le stagioni.

Osserva la terra.

E decide di modificarla.

Perché?

Perché un uomo dovrebbe modellare una collina?

Perché dovrebbe creare terrazze?

Perché dovrebbe orientarla?

Perché dovrebbe mettere in relazione tre rilievi?

La risposta potrebbe essere semplicemente agricola.

Potrebbe essere rituale.

Potrebbe essere astronomica.

Potrebbe essere una combinazione di più funzioni.

Potrebbe anche essere completamente diversa da ciò che oggi immaginiamo.

Ecco perché dobbiamo studiare.

XXXI. MILLE ANNI PRIMA DEL TEMPIO

Se l’ipotesi neolitica fosse un giorno scientificamente dimostrata, le Tre Piramidi di Montevecchia precederebbero di millenni la nascita dell’Ordine del Tempio.

E questo dato, invece di indebolire la nostra allocuzione, la rende più profonda.

Perché ci ricorda una verità fondamentale:

Montevecchia non appartiene ai Templari.

Montevecchia appartiene alla storia.

Prima dei Templari.

Durante l’epoca medievale.

Dopo la caduta del Tempio.

E anche nella storia contemporanea.

Il Tempio è soltanto una delle pagine che possono essere studiate all’interno di una storia molto più grande.

E il vero rispetto per un luogo consiste nel non appropriarsene.

XXXII. DALLE STELLE ALLA CROCE

E tuttavia esiste una bellissima immagine che possiamo consegnare alla nostra memoria.

Prima ancora che esistesse la Croce del Tempio, l’uomo guardava le stelle.

Prima che sorgessero le cattedrali, l’uomo osservava il cielo.

Prima che esistessero le commende, le precettorie e le abbazie, l’uomo cercava orientamento nella natura.

Il Cavaliere medievale ricevette questa antica eredità.

Guardò anch’egli il cielo.

Percorse le strade.

Attraversò montagne e pianure.

Cercò Gerusalemme.

E portò con sé la Croce.

Così, simbolicamente, possiamo compiere un viaggio:

dalle stelle alla pietra,
dalla pietra alla collina,
dalla collina alla strada,
dalla strada al pellegrino,
dal pellegrino al Cavaliere,
dal Cavaliere alla Croce.

Non è una ricostruzione storica.

È una meditazione.

Ed è proprio come meditazione che dobbiamo conservarla.

XXXIII. MONTEVECCHIA: UN LIBRO APERTO

Montevecchia appare allora come un grande libro scritto su più pagine.

La pagina della preistoria.

La pagina delle Tre Piramidi.

La pagina del paesaggio agricolo.

La pagina romana, secondo la tradizione locale.

La pagina medievale.

La pagina di San Giovanni Battista.

La pagina della Pieve di Missaglia.

La pagina della vedetta.

La pagina delle vie della Brianza.

La pagina della presenza templare documentata nel territorio circostante.

E infine la pagina contemporanea dell’O.S.M.T.J.

Nessuna di queste pagine deve cancellare le altre.

Nessuna deve essere utilizzata per dimostrare ciò che non dimostra.

Il compito del Custode è conservarle tutte.

XXXIV. LA SENTINELLA DEL TEMPO

Forse è questo il vero significato di Montevecchia.

Non una “collina templare”.

Non una “piramide templare”.

Non una prova di misteriosi collegamenti che la storia non ha ancora dimostrato.

Ma una sentinella del tempo.

Una collina che ci costringe a guardare lontano.

Una terra che conserva tracce di epoche diverse.

Un luogo nel quale il sacro, il paesaggio, la storia e la memoria si sono incontrati per millenni.

E allora possiamo comprendere perché proprio qui la tradizione templare contemporanea abbia trovato una propria presenza.

Non perché il luogo ci autorizzi a riscrivere il passato.

Ma perché ci invita a custodirlo.

XXXV. IL MISTERO COME DOVERE

Fratelli e Sorelle,

ci sono uomini che davanti a un mistero vogliono immediatamente una risposta.

Il Cavaliere deve invece saper vivere anche nella domanda.

Perché una domanda sincera è spesso più nobile di una risposta inventata.

Le Tre Piramidi di Montevecchia ci pongono una domanda.

La storia medievale di Montevecchia ce ne pone un’altra.

La presenza templare nella Brianza ce ne pone una terza.

La presenza moderna dell’O.S.M.T.J. ne pone una quarta.

E tutte queste domande hanno una cosa in comune:

ci chiedono di cercare.

Questo è il nostro compito.

Non possedere il mistero.

Custodirlo.

Non inventare la risposta.

Cercarla.

Non sostituire la storia con la leggenda.

Lasciare che la storia ci conduca dove vuole.

XXXVI. LA TRIPLICE IMMAGINE

E allora possiamo conservare nella nostra memoria una triplice immagine.

La Vedetta.

Montevecchia, il colle che guarda.

Le Piramidi.

Le tre colline che ancora interrogano la nostra conoscenza.

Il Tempio.

L’Ordine che, secoli dopo, ha scelto proprio questo territorio come luogo della propria presenza contemporanea.

Tre immagini.

Tre tempi.

Tre domande.

Ma una sola responsabilità:

custodire la memoria senza tradire la verità.

XXXVII. EPILOGO — QUANDO LE STELLE TORNERANNO

E quando, una sera, un Cavaliere salirà ancora sulla collina di Montevecchia…

guarderà il Santuario.

Guarderà la pianura.

Guarderà verso il luogo delle tre piramidi.

E poi alzerà gli occhi al cielo.

Forse vedrà Orione.

Forse riconoscerà le tre stelle della sua cintura.

E allora penserà agli uomini che, migliaia di anni fa, forse guardarono quelle stesse stelle.

Penserà agli uomini medievali che pregavano San Giovanni Battista.

Penserà ai pellegrini che attraversavano la Brianza.

Penserà ai Templari che percorrevano le strade lombarde.

Penserà ai Cavalieri che partirono verso Gerusalemme.

Penserà agli uomini e alle donne che, molti secoli dopo, hanno raccolto la memoria del Tempio.

E comprenderà una cosa.

Il tempo cambia gli uomini.

Cambia i regni.

Cambia le strade.

Cambia le città.

Cambia persino il significato dei luoghi.

Ma una cosa rimane:

la ricerca della Verità.

E quella ricerca non appartiene né alla preistoria, né a Roma, né al Medioevo, né ai Templari, né al nostro tempo.

Appartiene all’uomo.

Per questo Montevecchia ci parla.

Non perché ci abbia già dato tutte le risposte.

Ma perché continua a porci domande.

E finché una domanda rimane viva,

la memoria non è morta.

La storia non è conclusa.

E il Cavaliere è ancora chiamato a vigilare.

non nobis Domine non nobis sed Nomini Tuo da Gloriam