ORDRE SOUVERAIN ET MILITAIRE DU TEMPLE DE JÉRUSALEM
O.S.M.T.J.
MONTEVECCHIA
LA COLLINA DELLA VEDETTA
Templari, memoria e continuità nel cuore della Brianza
Allocuzione
Fratelli e Sorelle,
oggi desidero condurvi in un luogo.
Non in una città lontana.
Non davanti alle grandi pietre della Terra Santa.
Non a Gerusalemme, non ad Acri, non a Tomar, non davanti alle rovine di una commenda medievale.
Desidero condurvi qui.
In Brianza.
Su una collina.
A Montevecchia.
Perché vi sono luoghi che sembrano appartenere soltanto alla geografia e che, invece, appartengono alla memoria.
Luoghi che non hanno bisogno di proclamare la propria storia.
La custodiscono.
Montevecchia è uno di questi luoghi.
E forse proprio per questo dobbiamo parlarne con rispetto, con rigore e con quella prudenza che ogni vero ricercatore della storia deve possedere.
Perché quando parliamo dei Templari, la tentazione della leggenda è sempre presente.
E noi, Cavalieri del Tempio, non abbiamo bisogno della leggenda quando possiamo cercare la verità.
Non abbiamo bisogno di inventare una presenza templare dove le fonti non la documentano.
Non abbiamo bisogno di trasformare una tradizione in un documento.
Al contrario.
Il nostro dovere è distinguere.
Separare ciò che sappiamo da ciò che supponiamo.
Ciò che è documentato da ciò che è tramandato.
Ciò che la storia ci consegna da ciò che la memoria ci suggerisce.
E proprio facendo questo, Montevecchia diventa ancora più interessante.
I. UNA COLLINA CHE GUARDA
Montevecchia domina il territorio circostante.
La sua posizione non è casuale.
Da secoli il colle guarda la pianura, osserva le vie di comunicazione, domina il paesaggio e costituisce un punto naturale di riferimento.
La tradizione locale collega il luogo alla funzione di vedetta e propone, tra le possibili spiegazioni del toponimo, quella di Mons Vigiliae: il monte della vedetta.
Non dobbiamo trasformare questa interpretazione in una certezza assoluta.
Ma dobbiamo ascoltarla.
Perché la storia dei luoghi nasce anche dal rapporto fra territorio, funzione e memoria.
E qui c’è una prima parola che interessa profondamente ogni Cavaliere:
vigilanza.
La vedetta non è colui che possiede il territorio.
È colui che lo osserva.
Non è colui che domina.
È colui che vigila.
Non è colui che parla per primo.
È colui che vede prima degli altri.
Questa è già, per noi, una lezione templare.
Il Cavaliere è una sentinella.
E la sentinella deve essere capace di guardare lontano.
Ma deve anche sapere distinguere ciò che vede.
II. SAN GIOVANNI BATTISTA
Sulla sommità del colle esisteva già nel XIII secolo una chiesa dedicata a San Giovanni Battista.
La documentazione ecclesiastica medievale colloca la chiesa di San Giovanni Battista di Montevecchia tra le dipendenze della Pieve di Missaglia.
Non è un dettaglio secondario.
È una testimonianza concreta della presenza religiosa medievale sul colle.
Il luogo non era quindi soltanto un punto del paesaggio.
Era anche un luogo di culto.
Era inserito nella rete ecclesiastica del territorio.
Era parte di una struttura religiosa che collegava comunità, chiese, cappelle e sacerdoti.
E qui incontriamo un altro elemento che merita attenzione.
San Giovanni Battista.
Il Precursore.
Colui che prepara la via.
Colui che annuncia.
Colui che indica.
Colui che non mette se stesso al centro, ma indica qualcosa che viene dopo di lui.
Per la spiritualità cristiana questa figura è immensa.
E per la memoria templare il nome di Giovanni non è certamente estraneo alla tradizione cavalleresca e alla storia degli ordini cristiani.
Ma anche qui dobbiamo essere prudenti.
Il fatto che una chiesa medievale sia dedicata a San Giovanni Battista non dimostra una presenza templare.
Lo diciamo chiaramente.
E proprio questa chiarezza rende più seria la nostra ricerca.
III. LA PIEVE DI MISSAGLIA
Montevecchia non viveva isolata.
Faceva parte della Pieve di Missaglia.
La documentazione medievale mostra quanto fosse esteso il territorio della pieve e quante fossero le chiese e le comunità che ne facevano parte.
Montevecchia appare dunque inserita in un paesaggio ecclesiastico e umano complesso.
Non una terra vuota.
Non una collina isolata.
Ma un territorio attraversato da uomini, sacerdoti, pellegrini, contadini, mercanti, nobili e uomini d’arme.
Ed è qui che la ricerca diventa interessante.
Perché quando studiamo i Templari non dobbiamo cercare soltanto un castello con una croce.
Dobbiamo cercare una rete.
Le grandi organizzazioni medievali vivevano di reti.
Reti di persone.
Reti economiche.
Reti religiose.
Reti agricole.
Reti di assistenza.
Reti di comunicazione.
Reti di protezione.
E i Templari, più di molte altre realtà del loro tempo, furono una struttura internazionale capace di collegare luoghi lontanissimi.
Gerusalemme e Milano.
La Terra Santa e la Lombardia.
Le vie dei pellegrini e le terre dell’Europa.
IV. I TEMPLARI IN BRIANZA
Ed è qui che Montevecchia incontra veramente la storia templare.
Non perché abbiamo trovato una pergamena che dica:
“Qui, a Montevecchia, sorgeva una precettoria del Tempio.”
Quella pergamena, allo stato attuale della ricerca, non l’abbiamo.
E sarebbe disonesto fingere di averla.
Ma perché nel territorio brianzolo esistono testimonianze concrete della presenza dei Templari.
Un caso particolarmente significativo è quello di Castel Negrino ad Aicurzio.
La documentazione storico-artistica regionale collega quel luogo alla presenza dei Templari e alla dipendenza dalla precettoria milanese di Santa Croce e Santa Maria del Tempio.
Quella presenza non appartiene alla leggenda.
È inserita nella documentazione storico-territoriale lombarda.
E Aicurzio non è un mondo lontano.
È Brianza.
È la stessa grande regione storica nella quale Montevecchia si trova.
Altre ricerche e studi locali hanno inoltre individuato una presenza templare nell’area di Carate Brianza e Cermenate.
E così appare un quadro completamente diverso.
Non un singolo punto.
Ma una costellazione.
Milano.
Aicurzio.
Carate.
Cermenate.
E, nel mezzo di questo grande territorio, Montevecchia.
V. LA VIA DELLA MEMORIA
Dobbiamo allora parlare di una “via templare” di Montevecchia?
Non ancora.
Non come certezza storica.
Possiamo parlare di una via della memoria.
Ed è una cosa diversa.
Una via della memoria non afferma ciò che non possiamo provare.
Ma mette in relazione ciò che sappiamo.
La storia ci dice che la Brianza conobbe insediamenti e attività templari.
La storia ci dice che Milano ebbe una presenza templare organizzata.
La storia ci dice che Aicurzio conserva una documentazione legata al Tempio.
La storia ci dice che Montevecchia era già nel Medioevo un luogo di culto inserito nella Pieve di Missaglia.
E la storia ci dice che il territorio brianzolo era attraversato da una fitta rete di comunicazioni.
Queste sono certezze diverse.
Non devono essere fuse artificialmente.
Devono essere accostate.
Perché talvolta la verità storica non è una singola pietra.
È il disegno che emerge quando molte pietre vengono messe una accanto all’altra.
VI. MONTEVECCHIA E IL SILENZIO DELLE FONTI
C’è però un altro insegnamento.
Ed è forse il più importante.
Le fonti non parlano sempre.
E quando le fonti tacciono, lo storico non deve riempire il silenzio con la fantasia.
Deve rispettarlo.
A Montevecchia, allo stato attuale delle ricerche che abbiamo potuto verificare, non possiamo affermare documentalmente l’esistenza di una mansione templare medievale.
Questo deve essere scritto.
Deve essere detto.
Deve essere custodito.
Perché il vero rispetto per i Templari non consiste nel moltiplicare le loro tracce.
Consiste nel cercarle.
E nel dire la verità quando le troviamo.
E nel dire la verità anche quando non le troviamo.
Questo è il modo con cui una memoria diventa storia.
VII. LA COLLINA E LA SENTINELLA
E tuttavia Montevecchia possiede qualcosa che rende straordinariamente suggestivo il suo rapporto con la memoria templare.
È una collina.
È un luogo di osservazione.
È un luogo religioso medievale.
È un luogo dedicato a San Giovanni Battista.
È inserita in una pieve antica.
È al centro di una Brianza nella quale la presenza templare è storicamente documentata.
E molti secoli dopo…
Montevecchia diventa sede dell’O.S.M.T.J.
Questa è una circostanza che possiamo documentare.
La Gran Precettoria della Lingua d’Italia dell’O.S.M.T.J. è stata infatti associata a Montevecchia e le fonti contemporanee registrano la sede dell’Ordine proprio in questo luogo.
E qui la storia compie una cosa straordinaria.
Non dimostra una continuità medievale.
Non prova che una precettoria templare medievale fosse esistita sul colle.
Ma crea un rapporto storico moderno fra il luogo e la memoria dell’Ordine.
Ed è una cosa diversa.
Una cosa che dobbiamo chiamare con il suo vero nome:
memoria templare.
VIII. NON CONFONDIAMO CONTINUITÀ E MEMORIA
Fratelli,
questo punto merita una riflessione.
Quando parliamo di Ordine del Tempio dobbiamo distinguere almeno tre dimensioni.
La prima è il Templarismo storico medievale.
Quello degli uomini che vissero tra il XII e il XIV secolo.
La seconda è la memoria storica del Tempio.
Quella costruita attraverso documenti, monumenti, studi, tradizioni e testimonianze.
La terza è la tradizione templare contemporanea.
Quella degli uomini e delle donne che, nei tempi moderni, scelgono di richiamarsi agli ideali, ai simboli e alla spiritualità dell’antica cavalleria cristiana.
Sono tre realtà che non devono essere confuse.
Ma nemmeno devono essere necessariamente considerate prive di rapporto.
La memoria nasce dalla storia.
La tradizione nasce dalla memoria.
E l’impegno dell’uomo contemporaneo nasce dalla scelta di dare un significato attuale a valori che ritiene ancora vivi.
Questo è il terreno sul quale dobbiamo collocare Montevecchia.
IX. MONTEVECCHIA NON HA BISOGNO DI UNA LEGGENDA
Montevecchia non ha bisogno che le attribuiamo una precettoria templare che le fonti non ci hanno ancora restituito.
Non ne ha bisogno.
Perché possiede già una storia.
Possiede una storia medievale.
Possiede una tradizione religiosa.
Possiede il ricordo di San Giovanni Battista.
Possiede la memoria della Pieve di Missaglia.
Possiede il paesaggio della Brianza medievale.
Possiede il simbolismo della collina e della vedetta.
Possiede, nel territorio circostante, testimonianze templari reali.
E possiede, in epoca moderna, una presenza documentata dell’O.S.M.T.J.
Che cosa dobbiamo chiedere di più?
Dobbiamo invece continuare a studiare.
Dobbiamo cercare negli archivi.
Dobbiamo leggere i registri.
Dobbiamo confrontare gli estimi.
Dobbiamo esaminare le mappe.
Dobbiamo cercare nei fondi ecclesiastici.
Dobbiamo confrontare i documenti della Pieve di Missaglia con quelli milanesi.
Dobbiamo verificare le proprietà.
Dobbiamo studiare le vie medievali.
Dobbiamo cercare i nomi.
I nomi delle terre.
I nomi delle cascine.
I nomi delle cappelle.
I nomi dei sacerdoti.
I nomi delle famiglie.
Perché è spesso nei documenti apparentemente più umili che la grande storia lascia le sue impronte.
X. LA RICERCA NON È FINITA
Fratelli e Sorelle,
la ricerca su Montevecchia non deve quindi terminare con questa allocuzione.
Al contrario.
Questa allocuzione dovrebbe essere soltanto l’inizio.
Dobbiamo ancora porre domande.
Esistevano proprietà appartenenti a enti religiosi sovralocali?
Quali famiglie possedevano terre nella zona?
Quali rapporti esistevano fra Montevecchia e Milano?
Quali erano le antiche vie che collegavano il colle alla pianura?
Quali erano i percorsi verso Merate?
Quali verso Missaglia?
Quali verso Vimercate?
Quali verso Milano?
Quali verso Como?
Quali verso Lecco?
E soprattutto:
quali rapporti esistevano fra queste vie e le reti assistenziali e religiose medievali?
Questa è una domanda storica.
Non una domanda da leggenda.
E proprio per questo è una domanda degna dei Templari.
XI. IL VALORE DELLA VEDETTA
Torniamo allora alla collina.
Torniamo alla vedetta.
Perché forse è questo il simbolo più bello che Montevecchia può offrirci.
La vedetta non vede tutto.
Vede più lontano.
E questa è una differenza enorme.
Il Cavaliere non è colui che pretende di conoscere tutto.
È colui che sa guardare oltre.
Oltre il proprio tempo.
Oltre il proprio interesse.
Oltre il proprio orgoglio.
Oltre la propria paura.
La sentinella guarda e attende.
Non inventa ciò che non vede.
Non nega ciò che non comprende.
Rimane vigile.
Ed è proprio questa la lezione che Montevecchia può consegnare alla nostra generazione.
XII. IL TEMPIO E LA COLLINA
Il Tempio medievale nacque per proteggere.
Proteggere il pellegrino.
Proteggere la fede.
Proteggere una strada.
Proteggere un ideale.
Proteggere una promessa.
Il Cavaliere era chiamato a stare sulla soglia.
Tra il pericolo e chi doveva essere protetto.
Tra la notte e la luce.
Tra la paura e il coraggio.
Tra il mondo e il luogo sacro.
Montevecchia, nella sua memoria di luogo elevato e di vedetta, può diventare per noi una potente immagine simbolica.
Non perché possiamo dichiararla una fortezza templare.
Ma perché possiamo riconoscere nella sua stessa natura geografica l’immagine della vigilanza.
Una collina che guarda.
Una chiesa che prega.
Una comunità che vive.
Una memoria che resiste.
XIII. IL SILENZIO DELLA CROCE
E c’è un’altra cosa che dobbiamo ricordare.
La Croce non è un certificato storico.
La Croce non dimostra che i Templari siano passati in un luogo.
La Croce è una responsabilità.
Quando un Cavaliere porta la Croce, non porta soltanto un simbolo.
Porta una promessa.
La promessa di servire.
La promessa di non tradire.
La promessa di non utilizzare la storia per il proprio prestigio.
La promessa di non piegare la verità alle proprie convinzioni.
E allora anche la ricerca su Montevecchia diventa un esercizio cavalleresco.
Perché ricercare significa servire la verità.
E servire la verità è una forma di cavalleria.
XIV. MONTEVECCHIA E LA MEMORIA DELL’ORDINE
Oggi possiamo dunque pronunciare il nome di Montevecchia accanto a quello del Tempio.
Ma dobbiamo farlo con la precisione che la storia esige.
Non diremo:
“Qui c’era certamente una precettoria templare medievale.”
Perché non lo abbiamo dimostrato.
Diremo:
“Qui, su questa collina, esisteva già nel Medioevo un luogo di culto dedicato a San Giovanni Battista, inserito nella Pieve di Missaglia; qui siamo nel cuore di una Brianza nella quale la presenza templare è documentata; e qui, in epoca contemporanea, l’O.S.M.T.J. ha avuto la propria sede della Gran Precettoria della Lingua d’Italia.”
Questa frase è più prudente.
Ma è anche più forte.
Perché ogni sua parte può essere sottoposta alla verifica della storia.
XV. UNA CASA DELLA MEMORIA
E forse possiamo allora comprendere in modo diverso ciò che significa essere Templari a Montevecchia.
Non significa pretendere di possedere un passato.
Significa assumersi la responsabilità di custodirlo.
Non significa dire:
“Noi siamo la prova che i Templari erano qui.”
Significa dire:
“Noi siamo qui per studiare, custodire e trasmettere ciò che del Tempio è rimasto nella memoria degli uomini.”
Questa differenza è fondamentale.
Perché il patrimonio templare non è fatto soltanto di pietre.
È fatto di valori.
È fatto di memoria.
È fatto di testimonianze.
È fatto di documenti.
È fatto di spiritualità.
È fatto di uomini che, attraverso i secoli, hanno continuato a interrogarsi sul significato della cavalleria cristiana.
XVI. LA COLLINA GUARDA ANCORA
E allora immaginiamo Montevecchia nel silenzio della notte.
La pianura sotto di noi.
Le luci lontane.
Le montagne all’orizzonte.
La piccola chiesa sulla sommità.
E pensiamo agli uomini che, otto secoli fa, guardavano questo stesso paesaggio.
Non sappiamo i loro nomi.
Non sappiamo che cosa pensassero.
Non sappiamo quali pellegrini abbiano incontrato.
Non sappiamo quali strade abbiano percorso.
Non sappiamo se un Cavaliere del Tempio abbia mai sostato su quella collina.
E dobbiamo avere l’umiltà di dirlo.
Non lo sappiamo.
Ma sappiamo che uomini medievali vivevano qui.
Sappiamo che pregavano qui.
Sappiamo che San Giovanni Battista era venerato qui.
Sappiamo che Montevecchia apparteneva alla Pieve di Missaglia.
Sappiamo che il territorio brianzolo conobbe la presenza templare.
Sappiamo che Milano fu centro importante della presenza del Tempio.
Sappiamo che Aicurzio conserva una testimonianza templare documentata.
E sappiamo che, molti secoli dopo, il nome del Tempio è tornato a essere associato a Montevecchia attraverso l’O.S.M.T.J.
Questi sono i fili.
Non dobbiamo inventarne altri.
Dobbiamo seguire quelli che la storia ci consegna.
XVII. LA VERA CONTINUITÀ
Forse, allora, la continuità più importante non è quella delle pietre.
È quella dei valori.
Una pietra può crollare.
Un edificio può scomparire.
Una strada può cambiare.
Un archivio può andare perduto.
Un nome può essere dimenticato.
Ma un ideale può sopravvivere.
La vera domanda non è dunque soltanto:
“Dove furono i Templari?”
La domanda più profonda è:
“Che cosa resta dell’ideale templare quando non rimangono più le loro mura?”
Resta la memoria.
Resta la ricerca.
Resta la carità.
Resta il servizio.
Resta la difesa del debole.
Resta la fedeltà alla parola data.
Resta la disciplina.
Resta la fraternità.
Resta la fede.
Resta il dovere.
E soprattutto resta il principio che il Cavaliere non vive per se stesso.
XVIII. NON NOBIS
Per questo Montevecchia può diventare una parola importante nella nostra memoria.
Non perché possiamo appropriaci della sua storia.
Ma perché possiamo servirla.
Non perché dobbiamo costruire una leggenda.
Ma perché dobbiamo custodire una verità.
Non perché dobbiamo dimostrare ciò che non è dimostrato.
Ma perché dobbiamo continuare a cercare.
E allora comprendiamo ancora una volta il significato delle parole:
Non nobis, Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam.
Non a noi.
Non al nostro orgoglio.
Non alla nostra vanità.
Non al nostro prestigio.
Non alla nostra volontà di essere ricordati.
Ma alla Verità.
Alla Fede.
Al Bene.
Alla memoria di coloro che ci hanno preceduto.
E al servizio di coloro che verranno dopo di noi.
XIX. MONTEVECCHIA, LUOGO DI VIGILANZA
Fratelli,
se un giorno un giovane Cavaliere salirà sulla collina di Montevecchia e guarderà la pianura, vorrei che gli venisse insegnata una sola cosa.
Non gli si dica:
“Qui c’erano certamente i Templari.”
Gli si dica:
“Qui c’è una storia che dobbiamo ancora comprendere.”
E quando domanderà:
“Perché siamo qui?”
Gli si risponda:
“Perché un Cavaliere deve sapere guardare.”
Guardare il passato.
Guardare il presente.
Guardare il futuro.
Guardare ciò che gli altri non vedono.
Guardare senza pregiudizio.
Guardare senza paura.
Guardare senza mentire.
Questa è la vera vigilanza.
Questa è la vera sentinella.
Questa è la lezione della collina.
XX. LA NOSTRA RESPONSABILITÀ
La ricerca su Montevecchia deve dunque continuare.
Negli archivi ecclesiastici.
Negli archivi civili.
Nelle mappe catastali.
Negli estimi.
Nei registri delle proprietà.
Nei documenti della Pieve di Missaglia.
Negli archivi milanesi.
Negli studi sulla presenza templare in Lombardia.
Nelle fonti relative ad Aicurzio, Carate, Cermenate e Milano.
E anche nella memoria dell’O.S.M.T.J.
Perché anche la storia contemporanea, quando sarà trascorso il tempo, diventerà documento.
Ciò che oggi facciamo domani sarà studiato.
Le nostre decisioni.
I nostri documenti.
Le nostre attività.
Le nostre opere.
Le nostre parole.
E allora abbiamo una responsabilità.
Dobbiamo lasciare dietro di noi non una leggenda costruita a nostra immagine.
Dobbiamo lasciare una documentazione.
Una memoria.
Una testimonianza.
XXI. LA COLLINA DELLA VIGILIA
Montevecchia può dunque essere chiamata, con rispetto e prudenza,
la collina della vigilanza.
Non perché sappiamo che i Templari medievali vi stabilirono una mansione.
Ma perché la sua storia ci parla di osservazione, di culto, di territorio e di memoria.
E perché oggi, proprio qui, la memoria templare contemporanea ha trovato una propria casa.
È una coincidenza?
È una scelta storica?
È una continuità spirituale?
La storia non ci autorizza ancora a dare una risposta definitiva.
E forse è proprio questo il bello.
Perché alcune domande devono rimanere aperte.
Non per ignoranza.
Ma per ricerca.
XXII. L’ULTIMA SENTINELLA
Fratelli e Sorelle,
un giorno anche noi saremo memoria.
Come lo furono coloro che ci precedettero.
Come lo furono i Cavalieri che partirono per la Terra Santa.
Come lo furono i sacerdoti che celebrarono su questa collina.
Come lo furono gli uomini che percorsero le antiche strade della Brianza.
Come lo furono i Templari di Milano.
Come lo furono i fratelli che servirono a Castel Negrino e negli altri luoghi della Lombardia nei quali la loro presenza è documentata.
Anche noi passeremo.
Ma la collina resterà.
Il vento continuerà a salire dalla pianura.
Le montagne continueranno a comparire all’orizzonte.
La chiesa continuerà a custodire la memoria di San Giovanni Battista.
E Montevecchia continuerà a guardare.
Come una sentinella.
Come un testimone.
Come un libro aperto.
CONCLUSIONE
Per questo, oggi, davanti alla memoria del Tempio, non proclamiamo una leggenda.
Proclamiamo una responsabilità.
La responsabilità di cercare.
La responsabilità di distinguere.
La responsabilità di custodire.
La responsabilità di tramandare.
E se un giorno gli archivi ci consegneranno un documento capace di dimostrare una presenza templare medievale sul colle, saremo i primi a riconoscerlo.
Se invece quella prova non emergerà mai, non cambieremo la storia per renderla più bella.
Perché il Cavaliere non ha bisogno di una storia più bella.
Ha bisogno della verità.
Questa è la nostra promessa.
Questa è la nostra vigilanza.
Questa è la nostra fedeltà.
E questa è la lezione che Montevecchia può consegnare al Tempio:
guardare lontano, cercare in profondità, custodire con umiltà.
Perché il vero Cavaliere non è colui che dice di conoscere il passato.
È colui che accetta di servirlo.
E il vero Custode non è colui che possiede la memoria.
È colui che la consegna intatta a chi verrà dopo di lui.
Montevecchia continuerà a guardare.
Noi continueremo a cercare.
E finché una sola domanda rimarrà senza risposta, la ricerca del Tempio non sarà conclusa.
Non Nobis, Domine. Non Nobis. Sed Nomini Tuo da Gloriam.
Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo Nome dà gloria.
Nota documentaria per l’Archivio dell’Ordine
La presente allocuzione distingue deliberatamente fra:
- presenza templare medievale documentata nel territorio brianzolo, con particolare riferimento ad Aicurzio e alla rete collegata alla precettoria milanese;
- presenza medievale documentata a Montevecchia, con la chiesa di San Giovanni Battista inserita nella Pieve di Missaglia;
- tradizione locale relativa alla funzione di vedetta del colle e all’ipotesi etimologica Mons Vigiliae;
- presenza contemporanea dell’O.S.M.T.J. a Montevecchia, documentata da fonti contemporanee.
Non viene pertanto presentata come fatto storico accertato l’esistenza di una precettoria, mansione o commenda templare medievale direttamente a Montevecchia, in assenza di una fonte primaria che lo dimostri.
Questa distinzione non diminuisce il valore della memoria: ne costituisce la garanzia.
Fonti principali consultate: Lombardia Beni Culturali, documentazione storica sulla Pieve di Missaglia e sulla chiesa di Montevecchia; storia del Santuario di Montevecchia; documentazione storico-artistica regionale relativa a Castel Negrino e alla Commenda di Aicurzio; studi e repertori sulla presenza templare in Brianza; CESNUR, Le principali filiazioni OSMTJ e OSMTH, edizione 2024; documentazione contemporanea relativa alla sede O.S.M.T.J. di Montevecchia. (Lombardia Beniculturali)