Anno dell’Ordine (a.O.) calcolato secondo il computo storico aggiornato, fondato su evidenze documentali che collocano l’origine dell’Ordine in data antecedente alla tradizionale fondazione.
All’Ordine, ai Fratelli tutti, ed a coloro che ancora credono che educare una generazione significhi custodire il futuro.
In ogni epoca la gioventù è stata inquieta. I giovani hanno sempre contestato i padri, sfidato le consuetudini, cercato nuove vie, talvolta eccedendo nell’impeto e nella ribellione. Così fu nei secoli passati, e così sarà ancora.
Ma ciò che oggi inquieta profondamente non è la semplice ribellione della giovinezza.
È qualcosa di più oscuro: una crescente durezza dell’animo, una rabbia priva di ideale, una violenza sterile che non costruisce nulla e non cerca alcuna elevazione.
Vediamo giovani cresciuti nelle città d’Europa, nutriti dalle sue scuole, protetti dalle sue leggi, curati dai suoi ospedali, beneficiari della pace e delle opportunità che questo continente ha offerto anche ai loro padri e ai loro nonni.
Eppure, invece della gratitudine o almeno del rispetto, troppo spesso emerge disprezzo.
Non tutti, certamente. Sarebbe ingiusto e contrario allo spirito del Tempio giudicare intere moltitudini per le colpe di alcuni.
Molti giovani lavorano, studiano, si integrano, costruiscono famiglie oneste e desiderano sinceramente appartenere alla civiltà che li ha accolti.
Ma non possiamo ignorare coloro che scelgono deliberatamente la via dell’arroganza, della sopraffazione e dell’odio.
Essi insultano la terra che li ospita, disprezzano le sue tradizioni, aggrediscono senza motivo, confondono la libertà con l’impunità e trasformano il rancore in identità.
Questa non è forza.
Non è dignità.
Non è ribellione nobile.
È miseria spirituale.
Una società può accogliere, aiutare, educare, offrire possibilità.
Ma non potrà mai amare sinceramente chi risponde con violenza gratuita, con devastazione e con ostentato disprezzo verso chi gli ha aperto le porte.
Il Tempio insegna che il rispetto reciproco è fondamento della convivenza.
Chi entra in una casa deve comprenderne le regole, custodirne la pace e riconoscerne il sacrificio.
L’Europa ha certamente commesso errori: debolezza educativa, perdita di autorità morale, paura di trasmettere le proprie radici.
Ma ciò non giustifica la scelta deliberata della brutalità.
I Fratelli ricordino dunque che la vera integrazione non nasce dal permissivismo, ma dalla responsabilità.
Non dall’odio reciproco, ma dalla disciplina, dall’esempio e dalla giustizia.
Poiché una generazione priva di rispetto diviene facilmente strumento del caos.
Ed il caos, una volta liberato, non distingue più tra chi accoglie e chi viene accolto.
Che Dio protegga i giovani dalla corruzione dell’odio.
Che restituisca loro misura, onore e senso del limite.
E che il Tempio continui a ricordare che nessuna società sopravvive se rinuncia ad educare al dovere, alla gratitudine ed alla dignità.