In questi giorni, ma potremmo tranquillamente parlare di questi anni, si parla molto, sui media, dei Poveri Compagni di Cristo del Tempio di Salomone, noti ai più come i Cavalieri Templari.
Questo gran parlare e questo proliferare continuo di immagini del Tempio rispecchia, di norma, sempre lo stesso schema e lo stesso stile da sempre sfruttato da chi nulla, o quasi, conosce ma che vorrebbe tanto capire.
Noi che viviamo nel Tempio, anche quando materialmente non indossiamo il Mantello, sappiamo cosa significhi essere un “Chevalier de l’Ordre”.
Sappiamo che non si tratta di titoli dati, magari a pagamento, né di un nastrino da esibire, né di beneficenza fine a sé stessa, né di ricerca di riconoscimenti esterni.
No, nessuno di noi ha chiesto di essere ammesso fra i Fratelli con tali fini.
Eppure molti, ormai da anni, chiedono che venga rifatto il Processo ai Templari, che siano riabilitati, che venga chiesto perdono.
I Cavalieri del Tempio non chiedono nulla di tutto questo. Non ne hanno bisogno.
Il Vaticano e la Persona del Santo Padre sono sempre stati, lo sono e sempre lo saranno, l’unico punto di riferimento non secolare da noi riconosciuto.
Siamo stati arsi vivi per questo. Dovremmo ora rinnegarlo?
Se Dio ed il Vaticano, nella Persona di Clemente V, hanno agito, lo hanno fatto nei confronti della Persona, non del Mantello.
Eravamo una Militia Christi agli ordini del Santo Padre? Lo siamo ancora oggi.
Il nostro Mantello è vivo come la Parola.
Non serve alcun Perdono. Non è richiesto né necessario.
La nostra è semplice Accettazione dovuta.
In questa occasione del nuovo anno vogliamo dare anche una notizia non di comune dominio.
Nel 1318, quattro anni dopo i Roghi sulla Senna, oltre 3000 Chevaliers du Temple si riunirono nell'Italia del nord.
Due fazioni si stagliarono: quelli che volevano vendicare l'Ordine e quelli che volevano perpetuare i segreti della Cavalleria.
Fu la seconda a decidere dell'avvenire.